domenica 19 agosto 2018

Marco Grappeggia: "Sugli attacchi contro la mia onorabilità"


Riflessione a cura di Marco Grappeggia
Presidente Direttivo Università Popolare degli Studi di Milano
Università Popolare di Milano





Onore. Dal latino “hònor” o “hònos” = onore, stima, dignità; in francese “honneur”, in spagnolo/castigliano e catalano “honor”, in portoghese “honra”, “honor” o “honradez”,  in tedesco “ehre” in inglese “honour”. Si pensi bene che l’Onore è stato considerato l’essenza della personalità umana (“vir probus, honestus”) e che gli antichi reputavano l’Onore un bene fondamentale della vita sociale “il premio della virtù e del ben fare”. 

L’Onore, inoltre, corrispondeva al pieno possesso dei Diritti Civili. 

Ad esempio la protezione dell’Onore non appartiene soltanto alla Cultura Classica Romana o Cristiana, pure nell’Islam si protegge l'Onore giacché insultare gli altri o prendersi gioco di un'altra persona non è concesso. Il Profeta Mohammed/Maometto disse: “Veramente il tuo sangue, la tua proprietà e il tuo onore sono inviolabili” (narrato in Saheeh Al-Bukhari, #1739 e Mosnad Ahmad, #2037).

L’Onore è tesoro più sicuro del denaro (P. Siro, Sent.), 

L’Onore è qualcosa di così venerabile perché non è di oggi: esso è sempre una virtù antica(F. NIETZSCHE, Frammenti postumi, traduzione italiana di F. Masini e M. Montanari).

Se ad un uomo togliamo Onestà ed Onore resta ben poco a parte l’appartenenza al genere Homo sapiens sapiens.
La Diffamazione è un reato comune posto a tutela dell'Onore in senso oggettivo quale stima che il soggetto passivo riscuote presso i membri della comunità di riferimento.
L'Onore, che è in sé stesso un bene sociale, legittimo, tutelato dagli articoli 594 e seguenti del Codice Penale (ingiuria e diffamazione), danni morali (art. 2043) è un testimonianza ed tributo o riconoscimento dell'altrui eccellenza può essere fatto con parole, con segni o con fatti, come ad esempio il conferimento di una dignità, di un ufficio, ed ha come termine la persona. 

Non è tuttavia necessario che questa sia presente: possiamo onorare anche gli assenti.                          

Il riconoscimento dell'altrui eccellenza è inteso in senso ampio, in modo da non indicare soltanto superiorità gerarchica, intellettuale, morale, fisica ecc., ma anche - anzi soprattutto - la onorabilità personale che affonda le sue radici nella virtù del soggetto. 

I concetti di Onore in senso soggettivo e di Reputazione sono sovente accompagnati da ulteriori nozioni quali quelle di Fama, Decoro (“decorum”), Credito. La Fama attiene a un giudizio positivo consolidato nello spazio e nel tempo; 

il Decoro, spesso usato come sinonimo dell'Onore in senso soggettivo, indica la realtà fenomenica del proprio senso dell'Onore, deducibile da comportamenti corrispondenti; 

il Decoro Professionale può altresì condizionare la misura del compenso (art. 2233, Codice Civile); il Credito è la fama nei rapporti economici. Il contenuto dell'Onore in senso soggettivo, poiché attiene al Foro Interno, è insondabile dal Diritto. 

Esso, essendo diverso in ciascun individuo poiché è un fenomeno di auto-percezione, è tutelato con il ricorso alle nozioni della "pari dignità sociale" di tutti gli uomini (art. 3 Costituzione), dell'esistenza "libera e dignitosa" (art. 36 Costituzione),  della "Dignità Umana" (art. 41 Costituzione). Il contenuto dell'Onore in senso oggettivo, ossia della reputazione, in quanto attiene alla natura ontorelazionale (ove l’ontologia è la Scienza dell’Essere) dell'uomo, individua, in senso valutativo, la personalità morale del soggetto in una cerchia indistinta di consociati.                               

Come in ogni individuo vi è un Diritto alla Integrità della Persona Fisica così vi è un Diritto alla Integrità Morale. Il Diritto all’Onore rientra perciò nel Diritto più ampio alla Personalità. 
L’integrità morale di una persona può essere intesa sia come dignità (Onore in senso soggettivo), sia come buona fama favorevole reputazione (Onore in senso oggettivo).

A tal proposito ricordiamo che: 

"Merita protezione l'interesse di ciascuna persona a che la proiezione di sé nel sociale rispecchi fedelmente la realtà e sia quanto più corretta possibile, in relazione al suo attuale modo di essere, di agire, di pensare, che non deve essere travisato dal comportamento altrui" (Pretura di Roma, Ord., 10-2-1988).

Ciò significa che si tutela il Diritto ad essere rappresentati per quello che si ritiene di essere, senza che dall’esterno risulti modificato o alterato il proprio patrimonio intellettuale, professionale, etico o ideologico come già espressosi nell’ambiente sociale.

E’ lapalissiano che attaccare a spada tratta (colpendolo alle spalle) Marco Grappeggia e scrivere su Internet ogni sorta di bugie, oltre ad essere vigliacco è illegittimo, moralmente deprecabile ed illegale. 

Attaccare la mia onorabilità sul Web lede i “Praecepta Juris” (i Tre Precetti Giuridici fondamentali del Diritto Romano, espressi nel “Digesto”, 1, 10, 1) di Ulpiano che  affermava Honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere”, e cioè: “Vivere onestamente,  non ledere, non danneggiare gli altri (precetto ripreso nelle “Institutiones” Giustinianee, 1,1,3), dare a ciascuno il suo”.

Per quanto anzidetto, premesso rammento che attaccare “il Grappeggia” sottoscritto lungi dall’essere una innocente, banale, puerile o goliardica attività ludico-ricreativa, costituisce violazioni palesi ed incontrovertibili delle Leggi Penali vigenti, cioè vuol dire commettere                   (danni morali, materiali, biologici ed esistenziali a parte) reati come quelli sotto descritti:

ex Art. 595 Codice Penale: Diffamazione. 

Reato di diffamazione a mezzo stampa (ex art. 595 Codice Penale e 13 Legge 47 48).

La Persona Offesa può chiedere che altresì dell’esito della vicenda sia data notizia mediante "pubblicazioni sulle riviste /giornali e su altri periodici per un congruo lasso di tempo",                          può riservarsi la costituzione di parte civile e chiedere un congruo risarcimento dei danni.

E ricordo che con la Sentenza n. 10252 del 12 maggio 2014, la Cassazione ha stabilito che nel caso di Diffamazione aggravata a mezzo stampa oltre all’articolista ne risponda anche il Direttore Responsabile.

Le innumerevoli fantasiose menzogne, la diffamazione aggravata a mezzo stampa altamente denigratoria posta on-line (denigrare, diffamare non hanno nulla a che vedere con il sacrosanto Diritto di Critica, come potrebbe essere scrivere una cosa del genere: “L’Università Popolare degli studi di Milano rispetto alle Università di Bologna, di Roma La Sapienza e di Oxford è una Università di serie B”. Nel mio caso, nella fattispecie “Grappeggia/Università Popolare di Milano” non esiste la continenza delle espressioni usate: qui, infatti, le modalità espressive, sono dichiaratamente offensive, non pacate né contenute.) riferendosi a fatti completamente falsi ed offensivi, costituiscono senza meno "grave offesa alla reputazione sia dello scrivente sia della Università presieduta dallo scrivente”, sono intrinsecamente offensive o lesive del decoro e della dignità personale dello scrivente e dell’Ateneo ragion per la quale si risponderà ad ogni mediatico attacco turpe a mezzo di investigazioni anche private tese a rintracciare il colpevole a mezzo tracce IP (Internet Protocol address) e conseguente denuncia penale alla Procura della Repubblica. 


Cassazione Penale, Sezione V^, Sentenza del 29 Ottobre 2015 numero 8275.

Va confermata la decisione di merito che, in un procedimento per Diffamazione per la pubblicazione online di un commento offensivo, ha individuato l’autore del commento grazie all’indirizzo IP dell’utenza telefonica dell’abitazione dell’imputato. Va ritenuta inidonea a configurare ragionevole dubbio l’astratta possibilità del così detto furto di identità e cioè che un terzo avesse sfruttato la rete wireless del prevenuto per postare lo scritto diffamatorio.







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