mercoledì 1 agosto 2018

ISTRUZIONE, EDUCAZIONE O DISTRUZIONE?


Riflessione a cura di Marco Grappeggia
Presidente Direttivo Università Popolare degli Studi di Milano
Università Popolare di Milano



L’Istruzione e l’Educazione alla Istruzione (oltre alla Educazione in senso stretto, cioè educazione a comportarsi rettamente e correttamente nei confronti di Noi stessi e del Nostro prossimo) è qualcosa di altamente meritorio, qualcosa che eleva non soltanto il singolo ma l’intera collettività e, come diceva il sommo padre Dante, nella Sua Divina Commedia “...fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e cagnoscenza” (Inferno, canto XXVI), cioè non foste fatti per vivere come bruti ma per seguire virtà e conoscenza. 

La Cultura è veramente una gran cosa. Il grande Seneca (Epist. 82) scrisse “Vita sine litteris mors est, et homini vivi sepoltura”, cioè “La vita senza lo studio è morte e tomba dell’uomo vivo” e gli Yiddish hanno un Proverbio che afferma che “Una casa senza libri è come un corpo senz’anima”. In latino medievale abbiamo poi “Doctrinae cultus nemo spernit nisi stultus”, cioè “Nessuno, se non uno sciocco, disprezza la Cultura” (Walther), un Proverbio i cui corrispettivi sono tuttora registrati nelle varie lingue europee. 

Istruire vuol dire formare, formare come prendere la creta amorfa e modellarla. Istruire vuol dire elevare, istruire vuol dire costruire un Cittadino. Istruire è difficile ed è una conquista sia per chi apprende che per chi insegna. Recita, infatti, un Proverbio Yiddish: “L’intelligenza è un dono, l’istruzione una conquista”. 

Mi si passi la battuta, il lavoro nobilita ma debilita anche se fatto di continuo senza sosta e senza risparmiarsi fatiche. Istruire, appunto, è bello, perché trasmette la sapienza e la saggezza…. e difficile, stancante (tanto più stancante se ti attaccano in modo diuturno, se ti danno addosso senza sosta, traboccanti odio, feroci, rabbiosi e ringhianti). Premettendo che nella vita si impara fino all’ultimo respiro da tutto e da tutti anche dalle persone più umili, non ci si improvvisa Professori Universitari né, tantomeno ci si improvvisa Università, sia essa Popolare che Popolare degli Studi. Ci vuole davvero una grande passione, una grande preparazione ed un cuore grande con l’animo del costruttore di uomini di buona volontà per accendere e mantenere accesa la lampada della conoscenza. Ora, anziché contare sull’appoggio entusiastico da parte del pubblico notiamo per contro che esiste chi tutto ciò non lo vede di buon occhio ma, anzi lo detesta e vuole distruggere quanto da Noi creato, a colpi di piccone. 

Mi viene in mente quanto fatto dai talebani in Afghanistan, soprattutto a Bamiyan o dall’I.S.I.S. in Siria ed Iraq (veggasi ad esempio la seguente pagina Web: www.repubblica.it/esteri/...la_guerra_dell_isis_al_patrimonio_archeologico) distruggendo a colpi di martello, mazza, piccone, AK47 e con gli esplosivi le vestigia della Civiltà Umana per una iconoclastia ottusa e medievale. 

Non capaci, incapaci di creare meravigliose figure, espressione di una Arte che per molti è senza meno un dono divino, segno tangibile delle capacità trasmesse da un Creatore al genere umano da Lui creato, ma capaci di prendere una mazza o un piccone e di spaccare tutto. Per costruire, plasmare, creare ci vuole voglia, forza e talento per rompere e scassare ogni cos soltanto una mente violenta. Noi abbiamo creato, eredi della meritoria Università Popolare di Milano, una Università di Diritto Internazionale e quindi un Ateneo Internazionale che non si pone né in contrasto con l’Ordinamento Giuridico Italiano, né con quello Europeo né, tantomeno con le Norme di Diritto Internazionale. 

Abbiamo creato, volenterosi e talentuosi, una Università che non si pone nemica o concorrente delle Università di Stato italiane né di quelle Pareggiate ma si pone amabilmente e con semplicità, come un tassello di un enorme puzzle dato dalla Cultura Mondiale e dalle Università quali Templi della Cultura. Ciò malgrado c’è chi vedendoci come bruciante polvere negli occhi vuole distruggerci o, nella impossibilità di farlo, denigrarci e diffamarci senza sosta e senza vergogna. Alla faccia del pluralismo culturale ed alla faccia della libertà di insegnare ed apprendere. Non tutti, anzi, pochi possono essere come Michelangelo e Leonardo da Vinci ma tutti posso prendere quanto di mirabile creato e distruggerlo ma ciò non appare né lecito né, tantomeno onorabile.

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