giovedì 26 luglio 2018

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO

Riflessione a cura di Marco Grappeggia
Presidente Direttivo Università Popolare degli Studi di Milano
Università Popolare di Milano




Abbiamo voluto parafrasare e confrontare, per queste Nostre riflessioni, morali etiche e giuridiche, il titolo di un famoso libro, noto ai più, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, un “romanzo” dello scrittore italiano Carlo E. Gadda, edito a puntate su una rivista nel 1946 e stampato finalmente per intero, per la prima volta, nel 1957.

Perché abbiamo intitolato queste riflessioni “brutto pasticcio”? Perché, in effetti, lo è e spiegheremo perché.
Un Ateneo, Internazionale, costantemente rinomato tanto da ottenere, nel tempo, lusinghieri riconoscimenti nazionali ed internazionali (Partenariati con Università nazionali ed internazionali, di Stato e non di Stato, partnership con una Accademia di Belle Arti pareggiata in Italia) e che non risulta essere stato mai interessato, in Italia, ad ottenere il “blasone” di Università non discriminata ed offesa come quelle  delle Università Statali e non Statali, rilascianti un titolo avente pieno e totale valore “legale”, che ha fatto sempre tutto alla luce del sole, a partire da quanto pubblicato per darne pubblica conoscenza, sulla Gazzetta Ufficiale”, Università Popolare,  (altro che truffa, menzogna, come taluni, nemici, psicopatici, psicotici o chissà perché e chissà chi ha comandato tali scritti criminali) ha anche ottenuto un placet ad operare dal Ministero preposto, il M.I.U.R. [un vero e proprio pieno provvedimento amministrativo costituito da due valenze Politica e Tecnica da parte del Gabinetto Tecnico del Sottosegretario] ma che poi si è vista la diffida, successivamente, quanto precedentemente concesso, anche qui non si capisce il perché ed il percome e comunque chiarito in forma assoluta dall’ultimo organo giudiziario il Consiglio di Stato, che lo sancisce attraverso la Sentenza entro la quale recita la seguente frase che non si presta, per la propria chiarezza, ad alcun dubbio interpretativo:
“Il Provvedimento Amministrativo 313/11 [… .] , è DA CONSIDERARSI DI PERSISTENTE EFFICACIA”!

Leggiamo quanto segue dalla Treccani: “Persistènte agg. [part. pres. di persistere]. – Che permane costantemente nel tempo, che si prolunga oltre il previsto o comunque per un lungo periodo”.
Efficàcia s. f. [dal lat. efficacia, der. di effĭcax -acis: v. efficace]. – 1. Capacità di produrre pienamente l’effetto voluto, e l’ottenimento stesso dell’effetto: l’e. di un rimedio, di un farmaco, di una punizione, di un provvedimento; l’e. dei buoni consigli; essere di grande, di poca, di scarsa e.; avere e., essere efficace; dare, aggiungere, togliere, acquistare, perdere e.; stile, scrittore, oratore privo di e.; parlare, scrivere con e., con forza e calore. In partic., e. di un atto o negozio giuridico, la sua capacità di produrre gli effetti per cui viene compiuto, e anche il concreto prodursi di tali effetti.
Più nello specifico (Wikipedia docet), “L'Efficacia dell'Atto o Fatto Giuridico è la possibilità di produrre gli effetti giuridici che una norma dell'Ordinamento ricollega all'Atto o fatto stesso. Tali effetti possono consistere nella costituzione, nella modificazione o nella cessazione di rapporti giuridici. La mancanza di efficacia è detta inefficacia.”
“Il Provvedimento Amministrativo 313/11 [… .] , è DA CONSIDERARSI DI PERSISTENTE EFFICACIA”  vuol dire che il Provvedimento a favore del Nostro Ateneo di Diritto Internazionale, non (NON) è stato considerato, dal Consiglio di Stato, quale inefficace né invalido bensì efficace e valido. Ed inoltre la Sentenza è a nome dell’Università Popolare degli studi di Milano, e non all’Università Popolare di Milano, come altresì le concessioni del provvedimento amministrativo sono rivolte alla denominazione dell’Università Popolare degli studi di Milano!
Altro grande mistero, oltre quello di coloro i quali, pur essendo laureati e Funzionari Pubblici, come ritengo personalmente (Daniele Livon, direttore generale del MIUR o Luigi Fiorentino, ex capo di gabinetto dello stesso MIUR largamente denunciato per calunnia), ed altri  non comprenderebbero una semplice espressione della Lingua Italiana come quella sopra riportata “di persistente efficacia”, che dovrebbe indurre qualsivoglia Dirigente a cessare atti poco amichevoli nei Nostri riguardi e a prendere atto della validità di quanto precedentemente messo nero su bianco su carta ufficiale dello Stato, in nome della Legge e, quindi, in nome della Giustizia:
Si afferma e si ribadisce pervicacemente la mancanza del totale e pieno valore legale dell’Ateneo, si afferma che millanti l’autorizzazione ministeriale ad operare (ma tale autorizzazione materialmente c’è ed è stata fatta valere erga omnes dai vertici della Università de quo) e poi, altri organi dello Stato e Dicasteri dello stesso Stato, la Repubblica Italiana, ad esempio il Ministero della Difesa, procedendo a firmare protocolli bilaterali e multilaterali di intesa anche per gli stage e la formazione, e ancora Collegi Professionali ALBI  riconoscendo l’iter formativo del nostro Ateneo per l’esame di Stato, tutti questi altri Enti Pubblici riconoscono implicitamente le serietà e legalità del Nostro Ateneo di Diritto Internazionale.
Vittorio Sgarbi probabilmente si rivolgerebbe verso di loro “Livon” e “Fiorentino” & friends definendole delle “Capre”, cosa in cui non ci permetteremmo mai di fare, forse più profondamente lasciamo agli altri il giudizio e l’opinione di questo pasticcio.
Lo Stato, il M.I.U.R., ci riconosce e, lo preciso, non verbalmente ma formalmente, per iscritto, con tanto di carta intestata (e “scripta manent”, per chi non crede al riconoscimento giuridico effettuato a Nostro favore), poi ci ripensa rinnegando quanto firmato e sottoscritto sulla propria carta intestata in nome dello Stato e della Libertà d’Insegnamento e di Apprendimento, che sono fra le varie Diritti Civili, Diritti Costituzionali, Diritti Fondamentali dell’Uomo, decretando per conto dello stesso Ministro e dai Tecnici del Gabinetto; poi ci portano a tutti i costi in causa. E’ una vicenda che ha dell’assurdo e che se fosse vivo ancora Kafka lo stimolerebbe a scriverne un romanzo. In causa, il Consiglio di Stato Ci dà pienamente ragione, confermando che gli atti del M.I.U.R. (a favore dell’Università Popolare degli studi di Milano) a nostra totale ragione, restano di persistente valore giuridico. Ciò malgrado ancora Ci attaccano meschinamente, in maniera ossessiva, senza sosta, ferocemente e vigliaccamente. E ciò malgrado sempre lo stesso organo dello Stato, quale il  Ministero MIUR, mentre altri del calibro e del prestigio come quello della Difesa, Giustizia firmano con Noi convenzioni ed il Curriculum d'Ateneo, mano mano si arricchisce di nuovi partenariati, nazionali ed internazionali e durante tutto questo, le querele e le denunce civili e penali contro il M.I.U.R. ed i Suoi Dirigenti proseguono, in attesa di un (forse) breve rinvio a giudizio di qualche Dirigente del M.I.U.R.
A chi porta pregiudizio l’Università Popolare degli studi di Milano? Al potere degli eletti? Alla concorrenza? Agli interessi di bottega di qualche persona fisica e/o giuridica?
Forse colpa della mediocrità di pensiero?  No la mediocrità è mediocre per sua natura.
E’lecita? E’ illecita? E’ valida, non lo è? Ha il pieno valore legale? Eppure l’albo me lo riconosce per l’esame di Stato? Ma anche il Ministero della Difesa me lo riconosce al fine di uno Stage? Lo riconosce la Spagna, Francia, Belgio, Romania, Canada!? E il Ministero Italiano? Dipende dal giorno e dal momento e dallo stato d’animo! Dall’umore?
Daniele Livon, mi ha ripetuto personalmente e verbalmente più di una volta, che fin quando ci sarebbe stato lui, non lo avrebbe mai e poi mai riconosciuto, riferendosi al provvedimento amministrativo MIUR 313/11 a favore dell’Università, e coerentemente lo ha fatto. Anche quando ha dovuto confrontarsi con il merito del Consiglio di Stato è stato coerente. Coerente e coraggioso al punto tale che persistendo nella sua sciocca crociata conquista una querela di diffamazione per le forvianti informazioni fornisce all’Autorità del Garante AGCOM (Autorità del mercato e della concorrenza per le comunicazioni) contro la stessa Università Popolare, che a sua volta malauguratamente incassa una sanzione di 50.000,00€ (cinquantamila euro) che sarà poi appellato in via di giudizio definitivo o di rigetto.
Un'altra precisazione, garbata e logica, circa i molti attacchi, violenti e “sine causa” contro il Nostro storico Ateneo. Secondo i Nostri nemici (invidiosi, concorrenza? Saranno i Nostri Investigatori a scoprirlo e renderlo noto a tempo debito) la Nostra Università Popolare di Milano, Università Popolare degli Studi di Milano, alla quale, lo ricordiamo per repetita juvant, è stato dato formalmente un placet (ampio ed omnicomprensivo, non certo limitato o limitante e, comunque, in nome della Legge, da parte appunto del M.I.U.R. che rappresenta lo Stato Italiano, un placet che valeva e vale, ancor oggi, per il proprio persistente valore giuridico, “erga omnes”) ad operare da parte del Ministero competente, non avrebbe valore, sarebbe “fuori Legge” (tutti gli Atti e le attività accademiche sono stati, sono e saranno sempre alla luce del sole, liberamente consultabili).

Dall’Università Popolare di Milano il direttivo insiste ad affermare: “Se fossimo illeciti, illegali o non conformi alle direttive ministeriali, saremmo noi i primi ad auto denunciarci e auto querelarci e si ribadisce ancora con fermezza dal direttivo: siamo noi per primi a non volere e desiderare la convivenza e complicità di violazione o infrazione del rispetto delle direttive e normative. Ma ancora una volta, l’ultimo organo inscalfibile ed indiscutibile il Consiglio di Stato, entrando in merito della stessa capacità giuridica d’esercizio delle funzioni universitarie, definendo la stessa l’autorizzazione M.I.U.R. di persistente efficacia a favore dell’Università popolare degli studi di Milano.

Violentati? Abusati? Umiliati? Spesso si, dal potere dei dicasteri che regolarmente vengono querelati e denunciati, senza che, un Ministro, un Sottosegretario, abbia la decenza di dar cenno di risposta, eppure, si dice che la Legge sia uguale per tutti. Non per Noi della Popolare di Milano visto che malgrado infinite richieste in base alla trasparenza, non abbiamo mai avuto il piacere di ricevere una sola risposta. Se lo scrivente fosse stato un altro Istituto, tanti Funzionari sarebbero stati chiamati a rispondere dei reati di Violenza Privata, Omissione di Atti d’Ufficio, Abuso di Potere/di Autorità, forse anche Interessi Privati in Atti di Ufficio (dal momento che mi constano altri Atenei o presunti tali che operano in Italia, con sede a Roma e sui quali malgrado la totale assenza di qualsivoglia permesso di Legge, vuoi Nazionale vuoi Internazionale, nessuno si è mai interessato e nessuno ha mai richiesto nulla ovvero obiettato alcunché. Pare che soltanto su di Noi e sul mio nome ci si sia accaniti e questo va avanti da anni ed anni e posso provarlo con chili di carte dal palese valore probatorio. Oltre 3 anni d’attesa senza alcuna minima corrispondenza da parte del Ministero della Università e Ricerca M.I.U.R.  e Ministro pro tempore, che non ha mai dato cenno all’Interrogazione Parlamentare posta in Camera dei Deputati  dalla stessa Università (per i continui silenzi “di chi tace acconsentendo senza coraggio e senza orgoglio”).

La domanda, pertanto, sorge spontanea: “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”?

O il “Dura Lex sed Lex” vale solo per Noi? La Legge è uguale per tutti è una Legge Manifesto, che esiste solo sulla carta?

Si esprime per spirito di giustizia l’Avvocatura di Stato, (a duplice firma) che per mero spirito collaborativo definisce il pieno valore legale dei titoli dell’Università Popolare degli studi di Milano.

Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, un uomo ed una carica istituzionale preclara la quale dovrebbe essere per tutti uno dei massimi Esperti di Diritto, rende omaggio di un saggio di quindici pagine nel quale chiarisce le logiche  della Università Popolare di Milano con un Parere Pro Veritate, un Parere a Favore della Verità, sempre a favore dell’Università Popolare di Milano.

Ed ancora, lo stesso Daniele Livon replica verbalmente, “E normale che dia ragione all’Università, il Presidente Emerito della Corte Costituzionale è un Costituzionalista !?”

I Nostri Titoli, conseguentemente, in base ad un cambio di pareri da parte di un organo dello Stato quale il M.I.U.R.,  non avrebbero il totale e pieno valore accademico, in Italia e l’Ateneo dovrebbe limitarsi a fare l’Università Popolare, meramente, solamente Popolare, esclusivamente Popolare censurando e abusando i principali e basilari principi di libertà e di scelta.

E sia chiaro, Noi siamo ben fieri di essere una Università Popolare storica, con presupposti storici fondati nel lontano 1901, oltre un secolo da, orgogliosi di essere una Università entro la quale fece scorrere, a fiumi, il proprio sapere, una personalità eclettica, poliedrica come quella del Principe Gabriele D’Annunzio, Letterato e Guerriero, il Vate, ma non per questo desideriamo e vogliamo rinnegare il Nostro unico carattere Internazionale, di Diritto Internazionale (giacché, lo ricordiamo, l’Ateneo non ha mai richiesto una equiparazione ai titoli di Stato della Repubblica Italiana, esistono già ottimi Atenei quali la L.U.I.S.S. a Roma o la Bocconi a Milano per questo), quale Università Popolare “degli studi” di Milano (dal 2006), in virtù di gemellaggi, accordi, partenariati con Università Straniere, perlopiù di Stato. Ricordiamo, ad esempio gli Stati della Costa d’Avorio, del Burkina Faso, del Madagascar. Ricordiamo pure che il Nostro Ateneo è attualmente affiliato con Università Nazionali ed Internazionali, in Italia anche con una Accademia di Belle Arti pareggiata, cioè che rilascia Titoli Legali alla stressa stregua di una Statale Accademia di Belle Arti.

Ricordiamo, inoltre, quanto statuito dal vigente Trattato di Lisbona, circa la riconoscibilità dei titoli accademici stranieri, Convenzione Internazionale accolta, firmata, ratificata anche dall’Italia, rammentando che nella gerarchia delle Fonti del Diritto, il Diritto Internazionale si pone al di sopra di quello Nazionale, così come il Diritto dello Stato si pone al di sopra delle Leggi Regionali e di certo, se esistesse pure una Circolare Ministeriale del M.I.U.R. contro il Nostro Ateneo,                     questa non potrebbe mai porsi al di sopra o al di fuori del Diritto pena non la annullabilità ma la nullità immediata.

E’ apodittico, evidente, lapalissiano: il Diritto “subordinato” non può e non deve cercare di non riconoscere il Diritto sopra ordinato.

Circa, poi il (presunto) “non riconoscibile” o “non riconosciuto”, vogliamo qui porre in essere ed in debita evidenza, un parallelismo fra il discorso accademico e quello cavalleresco, equestre, degli Ordini Cavallereschi e di Merito.

 Non riconoscibile o non riconosciuto, da uno o più Stati, all’uso pubblico, non significa che l’Ordine sia poco prestigioso né, tantomeno, falso, “fasullo” o, come dicono nei Forum Internazionali, usando una terminologia inglese “Bogus”, “Fake”. L’Ordine Mauriziano e l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, di collazione Casa Savoia, ultima a regnare in Italia, non solo non sono autorizzabili, ma sono perfino vietati (nell’uso pubblico beninteso), cionondimeno il Loro prestigio, internazionalmente, è non soltanto grande ma enorme, in quanto entrare a far parte di questi Ordini antichissimi, significa davvero ottenere un riconoscimento eccezionale sia per sé che per la propria Famiglia. Non dimentichiamo il fatto che diventare Cavaliere dell’Annunziata dava non soltanto diritto a dare del “Tu” al Re d’Italia, ma a diventarne, a titolo onorifico, Cugino, ottenendo pure il Diritto ad usare lo speciale manto dell’Ordine.

In molti contesti extra-italiani, non è un riconoscimento di Stato a rendere favorevolmente valutabile un titolo universitario ma il prestigio che l’Ateneo possiede e riverbera sui propri Studenti e Laureati. Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, non esiste l’Università “di Stato” e non esiste il concetto, tipicamente italiano di “Titolo con valore legale”. Sono fatti oggettivi come il prestigio e la serietà a far divenire famosi Atenei quali la Yale University, la John Hopkins University,    il M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology) eccetera.

Rientra, inoltre, nel novero dei Diritti Fondamentali dell’Uomo, il fatto che ognuno possa e debba essere libero di scegliere la tipologia di Istruzione che vuole, che ritiene possa essere a Lui più utile e confacente.

L’Italia, lo ricordo, ha firmato e ratificato tutto quello che c’era da firmare e ratificare in tema di Diritti Umani ma sembra che esistano, attualmente, al M.I.U.R., Funzionari dello Stato i quali, nel Nostro caso, fanno finta di non conoscere quanto anzi detto. Per Noi della Popolare di Milano le Leggi adamantine che riconoscono i Diritti Fondamentali non valgono, non si applicano, si disconoscono. Non cerco e non cerchiamo uno sconvolgimento radicale delle Leggi vigenti, mi accontento e ci accontenteremmo soltanto di vederCi riconoscere Docenti e Discenti della Popolare di Milano, quei pochi, elementari, basilari, basici Diritti riconosciuti a tutti, a tutti meno che a Noi.

Discriminare un Ateneo forse solo per pregiudizi razziali (forse dà fastidio a qualche xenofobo il Nostro legame con il Continente Africa? Forse dà fastidio che le Rette pagate dagli Studenti in Italia servano anche a garantire borse di studio a Studenti Africani meritevoli e poco abbienti?) o per qual si voglia motivazione di carattere personale, ripeto personale, è cosa non soltanto assai poco nobile ma totalmente, grandemente ed incontrovertibilmente illegittima ed illegale.

Concludiamo ancora parafrasando di nuovo come lo stesso libro, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” forse un omonimo giallo che sarà risolto presto.


Marco Grappeggia
Presidente Direttivo
Università Popolare degli Studi di Milano
Università Popolare di Milano



UNA BREVISSIMA CONSIDERAZIONE, CON PARALLELISMI DI NATURA ETICO-MORALE E TEOLOGICA